Antonella Signaroldi

Fin da giovanissima mi è sempre piaciuto fare e creare: quindicenne disegnavo e confezionavo vestiti, facevo découpage, creavo monili in argento e pietre dure. Compiuti quarant’anni, mi sono iscritta all’istituto Gazzola di Piacenza dove ho seguito corsi di ornato, figura e incisione. Innamorata dell’incisione, ben presto le tecniche tradizionali acquisite; acquaforte, acquatinta, puntasecca su zinco, maniera nera su rame, linoleumgarfia e relativa stampa al torchio calcografico, non mi bastavano più, volevo conoscere e sperimentare più liberamente. Ho seguito così a Milano corsi di incisione sperimentale: collografia, carborundum, ceramolle, e puntasecca su diversi materiali, a Napoli nell’atelier Controsegno ho seguito corsi di Grabado Verde. Grabado Verde (incisione verde): è una pratica incisoria particolare che, anche in linea con le istanze di salvaguardia ambientale, utilizza materiali in tetrapak e materiali atossici, senza l’uso di solventi, acidi, vernici e altri prodotti chimici.

È l’incisione e la stampa al torchio calcografico il mio mezzo espressivo, alla ricerca non della perfezione del segno, ma dell’immediatezza, nell’intento di catturare ad ogni costo un’emozione. Prediligo tirature piccole non di rado addirittura l’esemplare unico.  Nella produzione più recente ha grande parte un fascinoso avvicinamento all’universo semantico della botanica: si tratta degli Ya-Hua,  ovvero di  -una maniera al tempo stesso nuovissima e antichissima- di rappresentare la forma vivente senza ricorrere al alcun lusso esornativo, e ad alcuna legge classificatoria.Mi piace il cimento e la sorpresa che la pratica dell’incisione offre e riserva in particolare questa nuova tecnica moderna su tetrapak; la difficoltà nel creare la matrice, la delicatezza nella fase dell’inchiostrazione, la pulizia della lastra e per ultimo il passaggio al torchio calcografico.

Sempre a Milano ho seguito corsi di marmorizzazzione della carta e solo recentemente, la mia curiosità mi ha spinto a ricercare nel suminagashi, antica tecnica giapponese, nuove forme espressive e di sperimentazione.

La tecnica del suminagashi o dell’inchiostro fluttuante sull’acqua, permette di realizzare immagini non definite che rappresentano  il nostro inconscio, mutevole ogni volta a seconda della nostra predisposizione d’animo, in relazione con tutto ciò che ci circonda; persone, emozioni, avvenimenti.  Affascinata dalla delicatezza e grazia di questa tecnica, ne faccio un uso personale sia come pratica di rilassamento, sia come forma d’arte per i , arricchendo le immagini ottenute in modo casuale e spontaneo, con interventi pittorici ad acquarello. Il Suminagashi viene usato anche come arte terapia, è una modalità non verbale   per esprimersi, facilitando la conoscenza, la riflessione e la trasformazione del nostro io. C’è un coinvolgimento positivo in chi lo pratica. Non si fa per dimostrare bravura ma per esprimersi.

Ho esposto dal 2011 in importanti collettive in tutta Italia; del 2014 la prima di una lunga serie di mostre personali; Acqua, al Palazzo del Podestà di Castell’Arquato. Tra le sedi più importanti ; il Museo della Stampa di Soncino ( Non solo acqua 2014; Ya-Hua, 2019), il Centro Espositivo Rocca Paolina, il Convento di Monteripido ( Girasole cosmico, 2018), e il Palazzo della Penna, a Perugia, il Museo Bonum Comedere di Cavacurta ( Impressioni sulla seta, 2016), Palazzo Marazzini Visconti (Venus et vir, 2017) e la galleria Biffi Arte, a Piacenza (Alla finestra, 2018).